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Un viaggio entusiasmante, con un solo protagonista: Francesco d’Assisi visto per la prima volta non come santino da sacrestia, ma come un ragazzo inquieto, pieno di dubbi, capace di cambiare il mondo. E di parlare ai giovani di oggi. Il progetto della Fondazione Oltre ha fatto tappa a Palermo, Milano e Assisi raccogliendo emozioni, riflessioni, poesie e call to action.
Prima di diventare un santo, Francesco è stato un ragazzo come tanti. Ha litigato con suo padre, ha rifiutato il percorso già scritto per lui, si è chiesto chi fosse davvero. Ha sbagliato, sofferto, amato. E poi — senza saperlo — ha cambiato il mondo.
Il progetto ha toccato tre città: Palermo, Milano, Assisi. Tre contesti scolastici diversi, tre comunità, tre modi di abitare l’adolescenza. Eppure, in ogni teatro, è emersa la stessa sorpresa: Francesco funziona.
La parte più sorprendente — e più bella — del progetto è stata la restituzione e la curiosità delle domande agli autori. Momenti autentici in cui i ragazzi hanno scelto loro il linguaggio. E le forme scelte dicono molto.
Chi ha scritto poesie, cercando parole per un Francesco che somigliava anche un po’ a sé stesso. Chi, come un istituto d’arte, ha disegnato bozzetti di costume, chi ha prodotto riflessioni di gruppo trasformate in vere e proprie call to action — piccoli manifesti, impegni presi in pubblico, gesti concreti verso il cambiamento.
Gli adolescenti hanno una sete enorme di autenticità. Non vogliono risposte preconfezionate. Vogliono storie vere in cui trovare un po’ di coraggio. Francesco — con la sua ribellione sana, il suo bisogno di senso, la sua capacità di spezzare ogni schema — è uno di quegli specchi. Raro e potente.